Comunicato stampa — 03/12/2008

Comunicato stampa

Fumagalli Carulli: rifiuto della firma della Santa Sede alla Convenzione ONU “Non è un no al diritto dei disabili, è un no ad un diritto in meno, cioè il diritto alla vita”

Mercoledì 3 dicembre 2008 · Ombretta Fumagalli Carulli

OMBRETTA FUMAGALLI CARULLI, membro ordinario della Accademia Pontificia delle Scienze Sociali e Presidente dell’Associazione “Giuseppe Dossetti: i Valori” (www.dossetti.it), intervenendo al convegno “Malattie Rare e Disabilità. Siamo Rari… ma Tanti”, organizzato dall’Associazione stessa, ha commentato il rifiuto della firma della Santa Sede alla Convenzione ONU sulla disabilità:

“Non è un no al diritto dei disabili, è un no ad un diritto in meno, cioè il diritto alla vita”; ed ha spiegato: “La Convenzione ONU è un passo importante. La Santa Sede ha partecipato ai cinque anni di lavoro per la stesura di essa. Come sempre avviene nella formazione dei testi internazionali, la Santa Sede si è battuta per il riconoscimento di tutti quei diritti che spesso nei singoli Paesi sono attenuati se non negati: dal pari riconoscimento dei disabili davanti alla legge, alla libertà di espressione e di opinione, all’esercizio del voto e altre forme di partecipazione alla vita politica e pubblica, all’accesso al sostegno da parte dello Stato sul piano economico, psicologico e sanitario.

Ma la Santa Sede, pur avendo collaborato al rafforzamento nel testo della convenzione della tutela dei diritti dei disabili, auspicando che essi siano tutelati dagli Stati con le doverose misure applicative, non poteva firmare la Convenzione, poiché essa contiene affermazioni sulla “salute riproduttiva” e sulla “educazione riproduttiva” che significano diritto di aborto.

Non firmando una Convenzione, la Santa Sede - che all’ONU siede a fianco degli Stati in ragione della sua sovranità spirituale - salvaguarda la sua dottrina. Così, del resto, ha fatto già nel passato in sede ONU: ad esempio alla Conferenza del Cairo del 1994 sulla popolazione (il suo no allora era un no alle politiche antinataliste) e nel ’95 a Pechino alla Conferenza sulla donna (il no era al diritto all’aborto). Non comprendo le esclamazioni di stupore che oggi appaiono sulla grande stampa. La Santa Sede insomma non può rinunciare ad essere Santa Sede, cioè guida dottrinale per l’intera comunità cattolica mondiale”.
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